giovedì 12 febbraio 2015
Colmic combat trout
venerdì 6 febbraio 2015
Rockfishing
Si tratta di una tecnica nata originariamente in Giappone, di recente importazione in Italia, che stressa il concetto della leggerezza nella pesca a spinning in mare. Apre le porte ad una differente strategia che punta alla cattura di piccoli predatori con canne leggere, mulinelli ridotti, diametri quasi capillari ed esche siliconiche di piccole dimensioni. Lo si può praticare tutto l’anno, di giorno e di notte, sia dalle scogliere rocciose che su sabbia, nei porti o in foce canale, con mare calmo o leggermente mosso. Sarete catapultati in un nuovo pianeta che vede protagonisti i piccoli pesci con i quali abbiamo preso confidenza da bambini, ovvero ghiozzi, bavose, scorfani, piccoli saraghi, orate di taglia mignon, piccole mormore. I filosofi del Light Rock Fishing affermano che non va considerato l’aspetto culinario della cattura quanto il valore intrinseco della preda. Sono totalmente d’accordo perché non mi aspetterei mai di cucinare uno scorfano di meno di un etto con le patate! Piuttosto guarderei la sua espressione, i colori, la vivacità, l’istinto che ha avuto nell’aggredire l’esca. Il catch & release di ogni preda è una prerogativa che rispetta il pesce e l’ambiente acquatico, anche perché spesso ci capiterà di catturare prede al di sotto dei limiti consentiti per legge (misure minime). Attenti a scorfani e tracine: capiterà di pescarli a light rock fishing, pertanto munitevi di pinzetta o un boca grip per slamarli (è una scelta personale – non sono contro il boca grip ma non lo preferisco)! Il pericolo di dolorose punture è sempre dietro l'angolo. Le attrezzature. Le aziende di settore propongono in catalogo canne, mulinelli, monofili e esche specifiche per il Light Rock Fishing. Esistono due varianti, conosciute come “mebaru game” (quello che tratteremo oggi, per la pesca di piccoli pesci) e “aijing game” (sgombri, sugarelli, spigole) e differiscono solo nel peso delle esche utilizzate. Per il Mebaru Game sono preferibili canne da Light Rock Fishing in due pezzi, con vettino pieno (solid tip) o in carbonio tubolare (hollow tip). La prima, con cima in carbonio pieno, è ottima per avvertire anche le più timide tocche dei pesci con bocca piccola e carattere meno aggressivo. La seconda, con la cima classica in carbonio che tutti conosciamo, è indicata per i pesci più aggressivi, che ingoiano l’esca con voracità. L’ideale sarebbe avere due canne da Light Rock Fishing, una per pesche di finèsse al ghiozzo, bavosa, tordo, sciarrano da azione 0,5/5 grammi, l’altra per una light “spinning” alla mormora o all’orata su fondali sabbiosi da 2/10 grammi. Il mulinello da abbinare andrà dal canonico taglia 1000 per fermarsi al 2500, con una bobina ampia e buona riserva di monofilo. Considerando che non faremo chissà quali recuperi, né lanci sostenuti, potremo puntare su una linea di prodotto medio-economica. Imbobineremo un nylon o fluorocarbon evitando il trecciato perché irrigidisce tutto il sistema. Il nylon è un giusto compromesso tra prezzo e prestazioni, mentre il fluorocarbon resta la scelta per i puristi che si adegueranno a diametri dello 0,18/0,23 . Le eche. Dedico un paragrafo a parte alle due categorie principali per praticare il Light Rock Fishing. Abbiamo le soft lures e hard lures. Per soft lures si intendono artificiali siliconici che imitano piccoli gamberetti, pesce foraggio, anguilline o vermi coreani. Ne esistono di tutti i tipi e di tutte le taglie, le colorazioni sono piuttosto appariscenti e spesso sono anche “glitterate” per favorire il riflesso in acqua. Le dimensioni sono davvero minime e partono dai 2,5 cm per arrivare ai 5 cm. Vanno innescate su teste piombate da 1 a 3 grammi con ami del n°8, a seconda delle esigenze di lancio e profondità da raggiungere. I pesci ritratti in foto sono stati pescati con diverse soluzioni di soft lures siliconiche dal colore bianco al fucsia, passando per l'imitazione di un coreano (sandworm). I colori bianchi sono preferibili in condizioni di acqua chiara mentre le varianti con gradazioni più forti danno il meglio di se' con moto ondoso medio, acqua torbida e condizione di luce incerta (tramonto e alba). Alcuni modelli sono capaci di illuminarsi al buio per via della fluorescenza dei materiali e vanno trattati con una luce ad alto potenziale o infrarossi. Ricordiamoci che questi piccoli pesciolini mangiano più per curiosità e istinto predatorio che per fame. Le esche da LRF sono quasi tutte inodore e non credo che un ghiozzo indifeso voglia sbranare un worm solo per assaggiare il sapore del silicone. Solo le Berkley Gulp Sandworm e le Marukyu Power Isome hanno la caratteristica di essere scented ovvero profumate. Sono conservate all’interno un sacchetto richiudibile al cui interno è presente una sostanza ricca di aminoacidi. Quando arrivano in acqua sprigionano fragranze che risvegliano l’istinto predatorio, quasi come un verme coreano. I puristi del LRF preferiscono le soft lures inodore ma non siamo obbligati a seguire gli estremismi. A noi piace pescare e sperimentare tutto, fuori dalle mode. Split shot rig, la mia montatura preferita. Dopo aver perso decine di teste piombate, costose ed economiche, talvolta anche autocostruite, ho valutato altre soluzioni. Girovagando nel web ho scoperto una montatura diversa dal solito che mi ha colpito per l'assoluta semplicità. Lo Split Shot Rig è composto da uno spezzone di 5/10 cm con un'amo sull'estremità e un piombino a 5/10 cm dall'amo stesso. Permette di pescare appoggiando l'esca sul fondo riducendo le possibilità di incaglio. Personalmente costruisco il terminale con un amo del n°10 tipo 6315 e quasi 10 cm di monofilo Berkley Vanish dello 0,18. Collego il terminale col filo madre attraverso un nodo di sangue e ci posiziono un pallino da 1,80/2,70 grammi.Le soft lures (o soft baits - che dir si voglia) dovranno essere animate con piccoli saltelli e improvvisi strattoni, sfruttando la posizione decentrata del piombino. Per pescare così leggero e avvertire le minime tocche dei pesci, impiego una canna Daiwa In-feet Rock Fish da 2,10 metri con potenza di lancio 1/7 grammi. In abbinamento utilizzo un mulinello Daiwa Theory 3000. Per coloro che sono alle prime armi col light rock fishing, sconsiglio investimenti così esosi. Imparate con qualcosa di più economico e, se ne avrete voglia, fate il salto di qualità. Lanci, recuperi e catture. La tecnica di pesca resta comunque ancorata ai principi base dello spinning. Si lancia, si recupera e si attende la tocca del pesce al passaggio dell’artificiale. Entrando nei particolari più tecnici, c’è da dire che il Light Rock Fishing avviene a stretto contatto col fondo (non sarebbe “rock” se lo facessimo in superficie) e la testa piombata si muoverà tra alghe, sabbia, melma e rocce. Il recupero sarà lento, a zig zag, con piccoli saltelli e jerkate per stimolare l’appetito dei predatori. Non fermatevi troppo nel recuperare perché il fondale è un’insidia (forse una nota dolente) e causa spesso la perdita delle teste piombate. Potrebbero nascondersi ostacoli sommersi costituiti da anfratti, corde, rottami e tutto ciò che il mare di oggi presenta per via dell’inquinamento. E’ importante spendere due parole per la ferrata: essa è il risultato di una forza impressa per recuperare l’esca e far si che l’amo penetri nella bocca del pesce. Va tenuta a mente l’azione della canna perché se questa è formata da una cima in carbonio tubolare dovremo essere più delicati, per evitare di strappare la bocca del pesce. Se invece è una due pezzi in carbonio pieno, allora siamo facilitati e possiamo anche commettere qualche leggerezza nei primi tempi in cui faremo pratica. Conclusioni. Abituarsi al pesce grosso è come arrivare ad un punto di non ritorno. Ho provato una strana sensazione nei primi giorni di light rock fishing. Mi sono chiesto se effettivamente valesse la pena spendere soldi ed energie in una pesca che punta alla riscoperta del pesce piccolo. Ero timoroso che dietro la novità Made in Japan vi fosse una logica commerciale quasi subliminale, fatta ad hoc per incrementare le vendite nel settore mare. Una serie di catture spericolate ha svoltato la mia filosofia. Non dimenticherò mai quel ghiozzo beccato sul più bello, lungo un canalone degradante, recuperato con un worm siliconico simile al coreano. Il sorriso della foto scattata dalla mia partner trasmette la mia soddisfazione per una sorpresa davvero inaspettata. Si trattava di un ghiozzo alla vigilia di Natale. Nulla di particolare, ma pescarlo a recupero aveva un sapore diverso! La carrellata di ricordi segue con l'emozionante combattimento di uno scorfano all'imbrunire, gonfiatosi quanto un pesce palla prima di uscire fuor d'acqua. Lo scorfano! Simpatico amico quasi sconosciuto alle classiche pesce al colpo che pratico tutto l'anno. In un caldo pomeriggio di fine agosto, invece, è stato il turno di due saraghetti catturati su un fondale misto roccia-sabbia con un Berkley Gulp e un Molix Virago. Chi l'avrebbe mai detto?! Due piccole prede capaci di sviluppare un reale istinto predatorio contro l'imitazione di un vermetto. Una soddisfazione dopo l'altra permetterà di cambiare anche il vostro modo di intendere l'acqua. Scoprirete veri e propri "acquari" in zone di mare apparentemente morte. Imparerete che il mare offre sempre qualcosa e spetta a noi apprezzare ciò che ci viene donato. Provate dapprima le soft baits più elementari, di colore bianco o marrone, per passare successivamente a quelle più articolate. Il comportamento dei pesci potrebbe cambiare di zona in zona, quindi evitate anche di fossilizzarvi su uniche tecniche di recupero ed alternate uno stile "morbido" a qualcosa di aggressivo! Torneremo a parlare di Light Rock Fishing molto presto. Ora diamoci da fare!
sabato 31 gennaio 2015
Daiwa Caldia A
Destinato a far parlare di sé a lungo, il nuovo Caldia è figlio del progetto Certate ed infatti le caratteristiche fondamentali sono proprio le sue. Il corpo in Zaion, leggero e indeformabile, racchiude una meccanica perfetta, che grazie alla tecnologia Magsealed, avrà una durata virtualmente infinita. La frizione Ultimate Tournament Drag, abbinata al rullino guidafilo Twistbuster II, permette l’utilizzo di monofili e trecciati di diametro molto contenuto, offrendo quindi lanci extra-lunghi e combattimenti al cardiopalma. La bobina di ricambio, identica a quella in dotazione, offre la possibilità di variare il proprio approccio durante la fase di pesca.
• Corpo in Zaion;
• Rotore Air Rotor;
• Frizione Ultimate Tournament Drag;
• Corpo protetto da tecnologia Magsealed;
• Archetto Air Bail;
• Tecnologia Digigear II;
• Rullino guidafilo Twistbuster;
• 5 cuscinetti a sfera di cui 1 CRBB;
• Infinity Anti Reverse;
• Bobina ABS II di ultima generazione;
• Manovella monoblocco di alluminio.
• Rotore Air Rotor;
• Frizione Ultimate Tournament Drag;
• Corpo protetto da tecnologia Magsealed;
• Archetto Air Bail;
• Tecnologia Digigear II;
• Rullino guidafilo Twistbuster;
• 5 cuscinetti a sfera di cui 1 CRBB;
• Infinity Anti Reverse;
• Bobina ABS II di ultima generazione;
• Manovella monoblocco di alluminio.
mercoledì 28 gennaio 2015
Daiwa Ballistic ex
CARATTERISTICHE TECNICHE
• Corpo in Zaion;
• Rotore Air Rotor;
• Frizione Ultimate Tournament Drag;
• Corpo protetto da tecnologia Magsealed;
• Archetto Air Bail;
• Tecnologia Digigear II;
• Rullino guidafilo Twistbuster;
• 9 cuscinetti a sfera di cui 1 CRBB;
• Infinity Anti Reverse;
• Bobina ABS II di ultima generazione;
• Manovella monoblocco di alluminio.
• Rotore Air Rotor;
• Frizione Ultimate Tournament Drag;
• Corpo protetto da tecnologia Magsealed;
• Archetto Air Bail;
• Tecnologia Digigear II;
• Rullino guidafilo Twistbuster;
• 9 cuscinetti a sfera di cui 1 CRBB;
• Infinity Anti Reverse;
• Bobina ABS II di ultima generazione;
• Manovella monoblocco di alluminio.
lunedì 26 gennaio 2015
Shimano Tyrnos stand up
Shimano ha una lunga storia nella produzione di fantastiche canne da traina, drifting e stand-up, studiate non solo per vincere alcuni dei più potenti pesci pelagici al mondo come il Tonno Rosso, ma anche per rendere la pescata più divertente.
Fusti estremamente sottili e leggeri con energia da vendere, Shimano porta l'esperienza di pesca ai pesci più grandi al massimo livello.
Le tecniche e le condizioni di pesca sono in continua evoluzione e la pesca in stand-up è diventata sempre più popolare per i piccoli tonni.
Tyrnos Stand-Up risponde perfettamente a queste esigenze grazie ad una serie completa in due varianti: classica e long.
Tyrnos Stand-Up risponde perfettamente a queste esigenze grazie ad una serie completa in due varianti: classica e long.
La serie classica è composta da 4 modelli da 1.68 metri di lunghezza, con potenze che variano dalla leggera 12-20 fino alla potente 50-80R.
La serie long è anch'essa composta da 4 modelli con lunghezza 180 cm e con due tipi di manici differenti.
sabato 24 gennaio 2015
Traina alla Spigola con esche artificiali
La Spigola è sicuramente una delle prede più ambite nella pesca in mare, sia per la prelibatezza delle sue carni, sia per le sue caratteristiche di comportamento che ne fanno una preda “difficile” un po’ per tutte le tecniche. Nella traina costiera la Spigola è considerata la “Regina” di questa tecnica (mentre lo scettro di “Re” spetta di diritto al Dentice) e le tattiche di pesca specializzate per questo serranide sono molto varie e prevedono sia l’impiego di esche naturali che artificiali. In questo articolo cercheremo di spiegare meglio le tecniche messe in atto con le seconde.
Innanzitutto alcune precisazioni sulla preda sono d’obbligo:
– La Spigola adulta può raggiungere i 12 kg di peso, ma la taglia media si aggira dai 700 gr ai 2 kg, con qualche sporadica eccezione sui 4-5 kg. Le tecniche con artificiali sono altamente selettive ed è rarissimo catturare prede inferiori ai 500 gr.
– La Spigola è strettamente gregaria nello stadio giovanile. Man mano perde questo carattere con l’aumento di età, ma non del tutto, preferendo qualche volta la compagnia di altri due o tre esemplari della stessa taglia. Questa caratteristica può permettere catture di più di un esemplare nella stessa zona.
– La Spigola è abbastanza ma mai eccessivamente combattiva. Di solito, dopo una prima reazione violenta, segue passivamente l’esca con cui è rimasta allamata ed oppone nuovamente una certa resistenza solo quando avvista lo scafo.
– Una delle più importanti caratteristiche della Spigola è l’imprevedibilità di comportamento: accade sovente che un giorno attacchi le nostre esche voracemente e senza tanti complimenti mentre, il giorno dopo, non ne voglia sapere assolutamente, nonostante le condizioni meteo-marine siano rimaste le stesse.
La Spigola è presente in tutti i bacini costieri della penisola e delle isole, su fondali che variano dal metro ai 50 metri. Ai fini della traina sono da scartare i fondali superiori ai 15 metri, a meno che non ci siano nelle immediate vicinanze formazioni naturali o artificiali che si avvicinino alla superficie, come secche, relitti, allevamenti di molluschi, ecc. Le nostre prede preferiscono principalmente le zone di scogli alternati a fango o sabbia, specie in prossimità di cospicui salti di profondità. Frequentano anche i manufatti costruiti con massi di cemento esposti verso il mare aperto, all’interno dei porti, nelle vicinanze delle foci di corsi più o meno grandi di acqua dolce, lungo le spiagge sabbiose o ghiaiose, i pontili protesi al largo, le grandi boe di segnalazione. I periodi più indicati per pescare la Spigola con questa tecnica sono la primavera e l’autunno. Un altro momento positivo si ha in inverno, quando si avvicinano alla costa esemplari anche molto grandi che, in periodi ristretti, possono attaccare con voracità le esche a traino. Per quanto riguarda gli orari, sono da preferire le prime ore del mattino, quelle di mezzogiorno e le ore prossime al tramonto; per la Spigola questo schema non è rigido e capita spessissimo di fare belle catture anche durante gli altri periodi della giornata. Per quanto riguarda l’imbarcazione adatta a questa tecnica c’è poco da dire: l’unica caratteristica indispensabile è che raggiunga la velocità di 4 nodi, che è poi la velocità a cui traineremo le nostre esche. Indispensabili sono anche i portacanna: almeno tre sistemati due sui lati della poppa ed uno al centro, in modo da poter filare due o tre lenze senza che esse si sovrappongano con inevitabili ingarbugliamenti. Se si pesca nell’immediato sottocosta è meglio non mettere in acqua più di due lenze poichè, visto che le manovre da compiere sono più frequenti, si hanno meno pensieri e minor possibilità di incaglio. Per la spigola si usano canne e mulinello di basso libraggio. Le canne, i mulinelli e le lenze dovrebbero essere di libraggio ridotto, senza scendere comunque sotto le 12 libbre. L’attrezzatura ideale è costituita da una canna da 20 libbre, un mulinello rotante di misura medio-piccola e lenza in bobina da 20 libbre che potrà arrivare a 30 libbre se trainiamo a profondità di 10-15 metri, a causa delle piombature più consistenti. Il terminale, lungo almeno una decina di metri, sarà costituito da un buon monofilo super dello 0.30 – 0.40. Per unirlo alla lenza madre, utilizzeremo una piccola girella, comunque dotata di cuscinetti, che eviterà torsioni eccessive della lenza. Le esche artificiali da impiegare sono limitate ai minnows dai 7 ai 20 cm e da cucchiaini ondulanti, di forma affusolata, dai 5 ai 12 cm. Gli altri artificiali, come piume, testine piombate, imitazioni varie sono più problematici e rendono meno con la Spigola. Per scegliere l’artificiale più adatto, mettiamo la barca a 4 nodi e filiamo fuori scia la lenza con il minnows o il cucchiaino ed osserviamo il suo comportamento: se lo vedremo ruotare su se stesso è da scartare; se invece si mantiene sotto la superficie e tende a guizzare a destra e a sinistra è l’artificiale che fa al caso nostro. Per quanto riguarda i modelli e le colorazioni, converrà usare minnows che meglio richiamano la mangianza del luogo: quindi grigio-argento che imita il Cefalo e lo zebrato azzurro o verde argento che imita lo Sgombro. Alternativamente, hanno buon successo il tipo “testa rossa” (rosso argento) e i recenti modelli con lavorazione a specchio. Per i cucchiaini non c’è altrettanta scelta e i modelli si riducono alle tre o quattro misure disponibili, preferendo sempre le forme allungate. Per far scendere le nostre esche alla profondità voluta, oltre ad utilizzare modelli affondanti, dovremo piombare diversamente le lenze, utilizzando uno dei consueti sistemi di affondamento utilizzati nella traina: affondatori idrodinamici, piombi sulla lenza, piombo guardiano, ecc. Viste le non elevate profondità di pesca, la piombatura sulla lenza è da consigliare, sia per la rapidità con cui è possibile variare tale piombatura sia perché, una volta allamato il pesce, è possibile rimuoverla lasciando al pescatore la possibilità di godere appieno della lotta con il pesce. E’ consigliabile utilizzare piombi a tortiglione o con altro sistema di sgancio rapido. Per determinare il peso adatto, dovremo considerare due parametri: la profondità da raggiungere e la distanza dalla poppa. La velocità, fissata a 4 nodi, sarà costante per questa tecnica. Indicativamente, filando le esche a 50 metri da poppa, esse affonderanno ad un metro con una piombatura di 100 gr e a 5,50 metri con un chilo di piombo. Su fondali molto bassi oppure che presentino continui dislivelli o rocce più alte è bene non pescare molto in profondità per evitare continui attacchi sul fondo degli artificiali. Di seguito, diamo delle alternative adatte a sondare le fasce d’acqua più frequentate dalla Spigola, fornendone i parametri ideali dove, ovviamente, potrete variare tale misure per adeguarle alle caratteristiche proprie della zona di traina:
Fondali con meno di 5 metri di profondità:
Numero lenze: 2
Velocità: 4 nodi
Diametro lenza madre: 0.50 (30 lb.)
Diametro terminale: 0.30
Lunghezza terminali: il primo da 10 mt, il secondo da 12 mt
Distanza da poppa: la prima lenza a 50 metri con 150 gr, la seconda a 70 metri con 100 gr
Esche: prima lenza cucchiaino cm 7/11, seconda lenza minnows 9/11 cm affondante
Fondali da 5 a 8 metri di profondità:
Numero lenze: 2
Velocità: 4 nodi
Diametro lenza madre: 0.50 (30 lb.)
Diametro terminale: 0.35
Lunghezza terminali: il primo da 10 mt, il secondo da 13 mt
Distanza da poppa: la prima lenza a 50 metri con 300 gr, la seconda a 70 metri con 250 gr
Esche: prima lenza minnows cm 9/12 affondante, seconda lenza minnows 12 cm affondante
Fondali da 8 a 12 metri di profondità:
Numero lenze: 2
Velocità: 4 nodi
Diametro lenza madre: 0.50 (30 lb.)
Diametro terminale: 0.35
Lunghezza terminali: il primo da 12 mt, il secondo da 15 mt
Distanza da poppa: la prima lenza a 70 metri con 500 gr, la seconda a 90 metri con 650 gr
Esche: prima lenza minnows cm 9/12 affondante, seconda lenza minnows 14 cm affondante
In tutti i casi i piombi devono essere fissati ad almeno 15 metri dall’esca e mai sul terminale. In caso di profondità maggiori, aumentare in proporzione la distanza dalla poppa e la piombatura. Mentre per fondali molto bassi o particolarmente accidentati, conviene utilizzare il piombo guardiano, posizionato ad almeno 20 metri dall’esca. Quando vedremo il cimino della canna sussultare, vorrà dire che il piombo ha urtato un ostacolo e 5 o 6 giri di mulinello preserveranno l’esca da un sicuro incaglio. Se vedremo la punta della canna flettersi con un angolo minore di prima, vorrà dire che abbiamo perso la zavorra e va quindi recuperata per reintegrare la piombatura. Utilissimo per evitare incagli è l’ecoscandaglio acustico che regolato un paio di metri al di sopra della profondità di pesca, ci avviserà con il suo suono stridente che abbiamo appena superato un ostacolo che farà incagliare sul fondo l’artificiale; avremo quindi il tempo di agire per alzare l’esca quel tanto che basta a superare l’ostacolo. Il problema incaglio è una costante di questa tecnica e in caso di virate strette, rallentamenti o cambi di direzione, bisognerà recuperare le lenze di conseguenza, in modo da non far toccare il fondo agli artificiali. Questa condizione presuppone la presenza a bordo di almeno due persone, oltre al guidatore, altrimenti non sarà possibile filare in mare più di una sola lenza. Le esche viaggeranno a distanze variabili dai 30 ai 100 metri da poppa e per evitare inutili e dannose sovrapposizione sarà bene calare prima le lenze più lunghe e poi quelle più corte. Per salparle, anche in caso di ferrata del pesce, si opera al contrario recuperando prima le corte e poi le lunghe. Una volta filate le lenze, regoliamo il mulinello con il cicalino e la frizione tarata a circa un terzo del carico di rottura del terminale o, in maniera più empirica, dando uno strattone consistente alla lenza il cicalino deve attivarsi cedendo lenza. E’ bene non lasciare mai la frizione molto lenta, per evitare che anche il più sottile filo d’alga preso dal piombo, attivi il cicalino. Ogni 10 minuti circa, specialmente con mare sporco in scaduta, bisognerà controllare che sia il piombo che le esche non abbiano agganciato dello sporco (alghe o plastica), quindi ripulirle e filarle nuovamente. Molte volte, per questi piccoli dettagli, non si fanno catture anche se l’orario e la zona sono ideali per la Spigola. Appena sentiremo il cicalino, un pescatore prenderà in mano la canna interessata stabilendo il contatto con la preda. L’altro pescatore recupererà velocemente le altre lenze in mare e si preparerà per guadinare il pesce. A questo punto potremo rallentare la barca e manovrare per mettere a 90° la barca rispetto alla trazione del pesce. Come abbiamo già detto, la Spigola dopo la prima sfuriata, segue la direzione del recupero senza porre eccessiva resistenza. Appena i piombi saranno in vista, il secondo pescatore provvederà a liberarli dalla lenza, permettendo di recuperare con la canna anche gli ultimi fino alla girella. Se questa non passa dagli anelli della canna, bisognerà recuperare l’ultima decina di metri a mano, tirando con circospezione e aspettandosi la reazione del pesce, man mano che esso si avvicina alla barca. Cerchiamo già di valutare le dimensioni della preda e se non molto grossa, recupereremo gli ultimi metri con decisione fino a volare la preda a pozzetto. Se è di buona dimensione, conviene essere più circospetti ed essere pronti a cedere filo alla reazione della Spigola. Quando si metterà di fianco, con la bocca spalancata, sarà il momento di guadinarla con decisione. Il metodo migliore per non correre rischi inutili, è quello di posizionare il guadino dietro al pesce, mentre il pescatore cede la lenza necessaria a farlo entrare. Questo accorgimento eviterà che la rete del guadino possa agganciarsi all’ancoretta dell’artificiale compromettendo pericolosamente l’esito finale della cattura. Una volta in barca, fate attenzione a slamare la preda; il nome Spigola non è casuale! Infatti la nostra “spigolosa” amica presenta spine dorsali acuminate e opercoli molto taglienti ed è facile ferirsi proprio in questa operazione. Il sistema migliore è di infilarle un dito in bocca e premere con le altre dita sotto la mascella inferiore. Ciò farà spalancare la bocca alla spigola, immobilizzandola e permettendoci di slamarla, magari con una pinza, senza problemi. A questo punto la foto di rito è d’obbligo
mercoledì 21 gennaio 2015
Mulinelli Shimano, i materiali
TECNOLOGIA MULINELLI SHIMANO: I MATERIALI
Shimano
è leader mondiale nella produzione di mulinelli, anche grazie ai materiali
innovativi e di prima qualità che vengono utilizzati. La nostra tecnologia fa
la differenza e deve essere protetta e contenuta all'interno di un corpo che ne
garantisca la massima efficienza. I materiali utilizzati da Shimano per i corpi
e i rotori dei suoi mulinelli sono 6 tipi diversi, dall'ultra-tecnologico
Magnesio al classico XT-7, passando dagli innovativi Ci4 e Ci4+: andiamo a
conoscerli uno per uno:
MAGENSIUM
Shimano
utilizza il magnesio per un selezionato numero di mulinelli ultraleggeri e di
altissima qualità, quando la riduzione del peso è essenziale.
L'utilizzo del magnesio offre una riduzione di peso di oltre il 10% rispetto all'alluminio
L'utilizzo del magnesio offre una riduzione di peso di oltre il 10% rispetto all'alluminio
ALUMINIUM
Shimano
utilizza l'alluminio in diverse forme per costruire mulinelli leggeri, corpi
ultra resistenti e rotori per mulinelli dalla fascia media alla fascia
alta.
Il
Diecast Aluminium è utilizzato in molti tipi di mulinelli ed è il materiale più
comune sui corpi e rotori dei mulinelli a bobina fissa. E' anche utilizzato per
le bobine dei mulinelli P4 e alcuni modelli da casting.
Il
Cold Forged Aluminium è utilizzato per i mulinelli "rotondi", come i
mulinelli da mosca, ed è usato soprattutto per la realizzazione di molte
bobine. Un pezzo unico di alluminio forgiato a freddo che garantisce grande
resistenza.
Il
Machined Aluminium è utilizzato nei migliori mulinelli rotanti quando
precisione, resistenza e leggerezza sono fattori determinanti.
I
corpi ibridi sono prodotti dalla combinazione di alluminio e XT-7
XT-7
XT-7
è il materiale composito originale Shimano per i suoi mulinelli. Utilizzato su
bobine e mulinelli di fascia media ed economici, XT-7 è affidabile, robusto e
leggero.
XGT-7
XGT-7
è una versione migliorata del materiale Shimano di già provata fiducia
denominato XT-7. Utilizzato su alcuni dei più moderni mulinelli di fascia
media, XGT-7 è leggero e resistente
CI4

Ci4
è un materiale esclusivo creato dalla fusione di carbonio e poliammide. E'
quasi tanto resistente quanto il metallo ma con un peso nettamente inferiore.
Ci4 è utilizzato per il corpo e il rotore di molti mulinelli Shimano.
CI4+

Ci4+
è la versione avanzata del Ci4 originale. Questo materiale tecnologicamente
avanzato è 2,5 volte più rigido del Ci4 es è utilizzato su molti tra i migliori
mulinelli Shimano per ridurne il peso. L'uso del Ci4+ per il corpo e il rotore
donano anche maggiore rigidità per una migliore efficienza del mulinello.
Altri
6 motivi per scegliere Shimano!
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